Alessandro Bertolini - Dalmatius
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Alessandro Bertolini - Dalmatius

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Roma nel IV secolo d.c.

Racconto tra vicoli e monumenti, case e botteghe, uomini e storie

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Dalmatius, ricco banchiere vissuto a Roma nel IV sec. d. C. , la cui tomba è stata rinvenuta presso le Catacombe di S. Callisto, è il protagonista del racconto che si svolge tutto nell’arco di una giornata. È possibile seguirlo in un percorso che lo porta ad attraversare tutta Roma, lungo un itinerario che conduce Dalmatius, tra vicoli e monumenti, a incontrare uomini e donne del suo tempo (tutti realmente esistiti e documentati), incrociando storie e anime, rimestando tra meschinità e ambiguità, sfiorando sentimenti di malinconica felicità e accarezzando gioie, dolori, incomprensioni di uomini vissuti secoli orsono che, in un mutuo gioco di specchi, si riflettono nella nostra umanità contemporanea intrisa di angoscia e speranza. Con delicatezza, Dalmatius, ci accompagna così nei fumi disperati di una caupona dove l’auriga Liber, beniamino del pubblico circense, ormai in disarmo, sprofonda il suo fallimento in una coppa di vino; per poi condurci nel laboratorio di Leopardus, il giovane fabbro del Velabro, incompreso nella sua assordante diversità che lo schiaccia con l’ipocrisia di una società disattenta; ci permette di insinuarci nelle elevate pieghe dell’amore che viene dal mare e che aveva scaldato di profumi e speranze il cuore di Pollecla, la venditrice d’orzo davanti le Terme di Caracalla; ci consente, suo malgrado, di unirsi a lui, sul Pons Aemilius, per piangere la triste sorte di Florentia, vittima tra gli ignari flutti del Tevere della cieca furia delle mani assassine del marito. Sì, un percorso dell’anima, una passeggiata in compagnia di Dalmatius. E tra storie di uomini e palpiti dell’animo si staglia lo sfondo di Roma antica, i suoi splendori, le sue miserie, le sue inaspettate innovazioni e le sue ancora attuali istituzioni. Tra un bagliore accecante di luce radiosa e un buio mesto e profondo.


L’autore intreccia con sorprendente semplicità gli stilemi della narrazione, del racconto ricco di pathos, con i dettami più rigorosi dell’opera didascalica e storica, fondata sui più solidi pilastri della ricerca scientifica. Narrativa delicata che, senza soluzione di continuità, si interseca alla descrizione storico-archeologica di un monumento o di un istituto della Roma tardoimperiale. L’autore crea, così, un genere inedito e sorprendente, innovando, tramite una narrazione toccante e avvincente, l’esposizione minuziosamente manualistica basata sulle fonti storiche ed epigrafiche acclarate e puntigliosamente riportate, a favore di un godimento unico per il lettore. 

“Dalmatius ebbe un sussulto, nella mente gli si stampò con lettere di bronzo un’idea, un pensiero, un indefettibile certezza; molti credono che la vita
sia la cosa più fragile e delicata, al contrario, pensò, è la morte la cosa più fragile, poiché essa annega miseramente e senza scampo, in una lacrima di chi
piange i suoi affetti scompars
i”.

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