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Febbraio 1968. A seguito di una segnalazione anonima, i Carabinieri scoprono nella “Bassa” modenese una fossa comune contenente alcuni scheletri. Torna così alla ribalta – dopo ben 23 anni – il mistero della “corriera fantasma”, un automezzo della Pontificia Opera di Assistenza, partito da Brescia a metà maggio 1945 carico di passeggeri, molti dei quali non giungeranno mai a destinazione, come dissolti nel nulla. Certo erano stati uccisi, ma dove, perché e da chi?
La stampa si scatena, l’opinione pubblica s’appassiona, gli interrogativi si moltiplicano. Come mai si parla di “corriera” se da Brescia è stato visto partire un camion? E poi il camion aveva o non aveva un rimorchio, portava solo uomini oppure anche donne e bambini, dato che le testimonianze – pare attendibili – a questo riguardo sono contrastanti? Il mezzo è scomparso insieme all’autista, ucciso a sua volta, oppure entrambi hanno fatto ritorno?
Ancora: chi erano i passeggeri? Poliziotti della Repubblica sociale rimasti – incredibilmente – in uniforme, collaborazionisti evasi da un campo di concentramento, ricchi ebrei, prelati travestiti, alte personalità fasciste? E chi furono gli assassini? Partigiani, oppure delinquenti comuni travestiti da guerriglieri per sviare le indagini? Conseguentemente: “azione di guerra” o delitto comune?
Questi e molti altri gl’interrogativi dibattuti sulla stampa dell’epoca. L’Autore – commilitone ed amico di alcuni degli scomparsi – valendosi di una documentazione ufficiale amplissima (atti complessi di tre procedimenti giudiziari, rapporti dei Carabinieri, verbali d’interrogatorio) ha ricostruito i fatti nei dettagli, grazie anche ad alcune preziose testimonianze.
Una pagina di storia autentica, scritta con totale aderenza alla verità, con scrupolo assoluto, ma, in pari tempo, con grande efficacia narrativa: la si legge d’un fiato, con l’interesse che di solito è riservato ai “gialli”, mentre ogni fatto, ogni parola della narrazione è documentato con il massimo rigore.
Numerose fotografie e documenti originali e un’”appendice” che ricorda molti altri episodi di sangue avvenuti nella zona a quell’epoca, completano il volume, illuminando di luce cruda e tragica un periodo – quello dell’immediato secondo dopo guerra – finora trascurato dalla storiografia ed assai poco conosciuto perfino da coloro che vissero quei giorni ormai lontani.
Vittorio Martinelli è nato a Brescia nel 1926. Laureato in economia, ha prestato servizio per 40 anni presso l’Amministrazione Provinciale e presso il Comune di Brescia come Capo Ripartizione, poi. Attualmente esercita attività di consulenza in tema di normativa urbanistica ed edilizia. Appassionato di storia contemporanea, è autore di sei volumi sulle vicende dell’Adamello, in particolare di quelle belliche, che gli sono valsi l’Ordine del Cardo per la Spiritualità Alpina. È Socio Accademico del Gruppo Scrittori di Montagna. Giornalista pubblicista, collabora attivamente da molti anni al “Giornale di Brescia” con articoli di carattere amministrativo, storico, di attualità varia ed a parecchie riviste.
Ha pubblicato anche una quindicina di volumi di carattere giuridico-amministrativo su temi tributari e urbanistici.