Capitani di ventura - Pierluigi Romeo di Colloredo Mels
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Capitani di ventura - Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

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Federigo II da Montefeltro, conte- poi duca- di Urbino, e Sigismondo Pandolfo dei Malatesti furono due veri figli del Rinascimento: Sigismondo eccessivo in tutto, nei vizi come nelle virtù, Federigo, detto dagli umanisti Lume della Italia, prudente ed allo stesso tempo capace di ferocia (probabilmente assassinò il fratellastro e abbandonò al sacco ed alla strage Fossombrone, colpevole di aver aperto le porte al Malatesti, Montorio e Volterra, e fu tra i mandanti occulti della congiura dei Pazzi); furono entrambi tra i più grandi capitani del Rinascimento, divisi tra loro da un odio feroce, che trascese le tradizionali rivalità delle due dinastie per diventare qualcosa di personale e di cieco; entrambi uomini di straordinaria cultura, veri figli del Rinascimento, che popolarono le proprie corti di umanisti ed artisti come Brunelleschi, Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Pedro Berruguete, Luciano Laurana, e che utilizzarono i loro guadagni di mercenari per l’edificazione di due dei più grandi capolavori dell’arte universale, il Tempio malatestiano di Rimini e lo splendido Palazzo Ducale di Urbino. E’ stato scritto che la lotta tra Malatesta e Montefeltro si svolse come un torneo mostruoso, tra due uomini, gli ‘ultimi due cavalieri’ che si affrontavano nel crepuscolo del medioevo. Era un conflitto arcaico, combattuto però con i mezzi della guerra moderna, le bombarde e le macchine per l’assedio. Una guerra combattuta con le armi tradizionali, sui cambi di battaglia, nelle cancellerie diplomatiche delle due corti, ma anche con la propaganda, che ci ha consegnato un’immagine di Federigo II come il lato luminoso, apollineo, del sovrano rinascimentale, e Sigismondo Pandolfo come quello oscuro, dionisiaco. Questa è la loro storia, e la storia del Quattrocento italiano, splendente e corrusco di sangue.

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