Francesco Bianco - Una storia sbagliata
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Francesco Bianco - Una storia sbagliata

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Ricordi di un giovane spontaneista armato

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Il liguaggio è quello di Francesco Bianco, sanguigno, appassionato, condito di ironia, sarcasmo ed amarezza. Un linguaggio con il quale ancora oggi parlano, ridono e piangono quelli che a vario titolo e vario impegno hanno vissuto con ardore quegli anni di pazzia collettiva che fu la lotta politica nell'Italia degli anni di piombo. Francesco era entrato quasi per caso nell'ambiente dell'estrema destra romana, grazie al padre che fin da bambino lo portava con sé a piazza del popolo ad ascoltare i comizi di Almirante, ma ci era restato, in quell'ambiente, per scelta. Si, per una scelta di coraggio e senso dell'onore che gli aveva impedito, come invece fecero in tanti, di tornare indietro sani e salvi. Già..erano anni difficili, quelli: anni nei quali chi aveva il sangue nelle vene sentiva quasi l'obbligo di schierarsi. E Francesco, che amava la lotta, non intendeva restarsene con le mani in mano ad assistere rassegnato alla mattanza quotidiana dei nostri ragazzi trucidati dalla bestia rossa e/o da quelli che dovevano essere gli imparziali guardiani delle istituzioni. La spinta a reagire era troppo forte. Da queste considerazioni alla nascita di "una storia sbagliata", il passo fu davvero breve. Una storia lastricata di giovanile inconsapevolezza, irruenza e superomismo. All'inizio tutto sembra funzionare alla grande, inebriando di invincibile, eroico furore l'animo del narratore. Ma in pochi anni, ecco la morte degli amici, la violenza inarrestabile, la disillusione, il carcere, il dolore. La vicenda umana lascia l'amaro in bocca. Forse era davvero sbagliata, ma il messaggio resta ed è chiaro. Nel cupo grigiore che sta avviluppando il nostro sciagurato presente questo racconto è una voce libera e forte che dimostra come, malgrado tutto, si possa - si debba! - lottare, e se necessario soffrire, per le proprie idee.

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