Francobaldo Chiocci - C'era una volta l'inviato speciale
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Francobaldo Chiocci - C'era una volta l'inviato speciale

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Memorie e rimpianti di un giornalismo che fu

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Nostalgia, rabbia e de profundis per un giornalismo sconfitto dal web. L'internauta che soppianta il testimone diretto, la notizia che arriva in tempo reale ma senza la passione e lo sguardo del reporter che la inseguiva col miraggio dello scoop o con ansia di verità.

Ora si può descrivere, girare e anche raggirare il mondo cliccando anzichè viaggiando.

Ma questo non è soltanto un libro di meditazioni e raffronti su come si diventava e si era giornalisti un tempo, quando tutti ambivano alla qualifica di inviato speciale.

E', anche, un moleskine di ricordi di vita professionale vissuta e annotazioni ora patetiche, ora scanzonate su oltre mezzo secolo di avventure e disavventure a latere di eventi e coinvolgimenti.

Incontri, interviste, scoperte, sorprese, confidenze, episodi e retroscena sconosciuti o minimizzati, alcuni dei quali clamorosi. Ad esempio, l'impostura mediatica sulla fame in India, la doppia verità di Scalfaro sul caso Moro, le bugie di Oriana Fallaci, la persecuzione di Padre Pio, la guerra Iran-Iraq e gli orrori nelle carceri di Evin, la latitanza di Feltrinelli, le avventure in soccorso dei profughi vietnamiti, Papa Luciani che sbugiarda i giornalisti su papa Giovanni "filocomunista", il suicidio di Bibby Sands e l'IRA che vuole allearsi al Vaticano, il frate che confessò Mussolini a salò, il repubblichino che intervistò Kruscev, le minacce delle BR, la ribellione di monsignor Lefebvre, il mancato "rapimento" di Emanuele Filiberto. 

E anche per sorridere, futilità come la serenata di Totò a Sofia Loren oppure le beffe di redazione del mitico Angiolillo e l'anneddotica su gelosie, vanagloria, trappole, sgambetti e altri diversivi nel caravanserraglio di quei carissimi concorrentiche erano i rivali del giornalismo viaggiante che fu.

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